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ANTICAMERA PER L'ALDILA'

10-11 ottobre ore 18.00

Un’atipica sala d’attesa, dove dietro un bancone - reception impiegati annoiati, arroganti o manipolativi consultano enormi faldoni e smistano pratiche con la calma di chi ha tutta l’eternità davanti. Qui arrivano i nuovi “utenti”, convinti di trovarsi altrove: in un ufficio pubblico, in una multinazionale, in un call center dell’assurdo. C’è chi entra credendo di dover discutere di incentivi fiscali o tasse incomprensibili…
Il manager convinto di essere stato convocato per un licenziamento ingiusto dopo un incarico fallito. La cittadina irreprensibile che pretende spiegazioni: ha mangiato sano, fatto volontariato, rispettato ogni regola…Una sorta di influencer spregiudicato, capace di vendere qualsiasi verità e il suo esatto contrario, trasformando persino l’aldilá in un’esperienza da monetizzare. Una misteriosa signora che tra un sogno inquietante e un monito sferruzza “l’infinito.” Un moderno Orfeo, disposto a trattare con le forze oscure pur di reclamare la sua amata, accettando un patto ambiguo che potrebbe ribaltare ogni destino. Tra comicità surreale e satira, Anticamera per l’Aldilà mette in scena un’umanità smarrita che, anche davanti all’ultima soglia, continua ostinatamente a negoziare, lamentarsi, sedurre, manipolare. Una riflessione ironica sul nostro bisogno di controllo, sull’ossessione contemporanea per l’apparenza e sulla difficoltà, tutta umana, di accettare ciò che non possiamo contrattare. Uno spettacolo che gioca con i codici della commedia grottesca per interrogare il pubblico su una domanda antica e attualissima: se davvero esistesse un ufficio reclami per l’aldilá , cosa andremmo a contestare?

IL PROFESSORE

18 ottobre ore 17.00

Liberamente ispirato a Eugène Ionesco, Lo spettacolo si sviluppa attorno alla figura del professor Luca, impegnato in una lezione con la sua allieva Anna, che dovrà sostenere un esame di dottorato. A complicare la situazione è Alessio, il maggiordomo del professore, che cercherà in tutti i modi di impedire che qualcosa accada alla ragazza.

Da questo intreccio prende forma una tragicommedia che gioca con l’imprevedibilità delle situazioni e le contraddizioni dei personaggi, trasformando una lezione in un susseguirsi di momenti paradossali. L’intento è offrire al pubblico uno spettacolo divertente, capace di sorprendere attraverso il linguaggio del teatro dell’assurdo e le sue sfumature comiche e grottesche.

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CARMELIDE

7 novembre ore 17.00

Carmela parte dalla Basilicata, a bordo del treno della Sole, alla volta di Torino. Porta con sé poche cose e due figli piccoli. Il suo viaggio somiglia a quello di Enea. Anche lei abbandona la guerra: quella della sua famiglia. Anche lei migra con l’obbiettivo di rifondare ciò che ha lasciato. Attraverso il rapporto con i figli e la continua necessità di raccontarsi, Carmela vomita la propria storia stazione dopo stazione, donandone un pezzo a tutte le persone con le quali condivide la cabina. Dona loro un bagaglio di ricordi senza filtri come se dovesse svuotarsi in tempo. Il suo racconto, dal sapore inconsapevolmente epico, traduce in maiale il cavallo di Troia, Didone nella proprietaria tedesca di una miniera e in carruba la mela di Paride.

Note di Regia

Il viaggio è tutto. È un evento in movimento. Il viaggio ci cambia, destabilizza le nostre certezze, fa crescere le aspettative. Il viaggio ci rappresenta. Dice da dove partiamo e ci consegna una destinazione. Quello che non sappiamo è nascosto all’interno del viaggio. Carmela è una donna lucana, madre di due figli. Il suo viaggio è già iniziato. Lei fugge dalla Basilicata, dai suoi parenti, da suo marito. Carmela spera in un futuro più luminoso ancora legato inevitabilmente al suo passato. Lei ripercorre pedissequamente lo stesso viaggio interiore di Enea, che ha fondato Roma ad immagine e somiglianza di Troia. Lei porta con sé, nel viaggio, i semi del luogo che ha lasciato, l’educazione che ha ricevuto, la tradizione che l’è stata tramandata, la sofferenza che le ha arrecato, inconsapevolmente pronta a trasferirla alla nuova generazione che condivide il viaggio con lei. I passeggeri che incontrerà sono la scusa per raccontare la sua storia.

ASSOLO

13 novembre ore 17.00

14-15 novembre ore 18.00

 Partita dalla provincia Teresa si trasferisce a Roma. Qui incontra Lorenzo. Nasce una travolgente passione che dura solo tre giorni. Lorenzo sparisce senza dire nulla e non si fa piu vedere né sentire. Un giorno Teresa lo vede entrare nel locale in cui ha preso servizio: un piccolo ma esclusivo negozio di parrucchiera al centro di Roma. La stessa sera vanno a cena e nel bel mezzo della serata Lorenzo si alza e se ne va per la seconda volta. Teresa sconvolta, temendo di essere abbandonata nuovamente, lo raggiunge e lo convince a rimanere con lei. Dopo un periodo di fidanzamento i due si sposano nel piccolo paese di lei dove vivono la madre e la zia. Dopo il matrimonio i due vanno a vivere -in un paesino vicino Roma, in una villa di famiglia di Lorenzo dove Teresa vivra fra mucche e galline. Una situazione che l'angoscia! II matrimonio si complica. Teresa e Lorenzo decidono di tornare a Roma ma lei non riesce a relazionarsi con gli amici di lui e tanto meno con la sua famiglia. Il matrimonio deflagra. Lorenzo 1'abbandona e torna a vivere con sua madre e sua sorella. Teresa, ormai sola, si trovera a prendere una decisione che cambiera radicalmente la sua vita.

 

Il lavoro drammaturgico ¢ liberamente tratto da "L'inserzione" di Natalia Ginzburg. Teresa—vive continuamente nel ricordo di Lorenzo e della loro relazione, immersa in una— continua autoanalisi che la porta a sezionare I'amore vissuto per comprendere le ragioni dell'insuccesso e del fallimento. II racconto brillante, disincantato con tratti di pungente ironia, svela tutta 1' anima di una donna innamorata, tradita e abbandonata, manifesta lo sforzo di liberarsi di un passato che la ingabbia e le impedisce di proseguire verso un nuovo futuro. In scena, tra battute ironiche, sospiri sincopati, risate sarcastiche, Teresa dipinge i colori di un regno dove tutti noi siamo stati almeno una volta: il regno dell'amore mancato. Teresa oscillera fino alla fine tra queste due realtd. Un equilibrio precario, il suo, vissuto in scena come su un filo invisibile sospeso nel vuoto: E come dice lo scrittore Azorin: “vivere ¢ vedere passare: vedere passare lassù le nubi. Meglio, vivere ¢ veder ritornare. E veder ritornare tutto in un ritorno perenne, eterno; vedere ritornare tutto- angosce, gioie, speranze.

ORAZIO - Vite Nude

5 dicembre ore 21.00

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Questo spettacolo è la testimonianza danzata di un “viaggio” nella psichiatria italiana, rivolta ad un “gruppo d’ascolto”. Il gruppo si riunisce in cerchio, delimita lo spazio al centro del quale si snocciolano delle storie ed i nodi reconditi di alcune persone. Un “piccolo” dono straordinario all’interno del manicomio di Pergine. Un uomo si incammina da Trento allo Stato Vaticano, in favore di tutti i poveri della terra. Un figlio cerca di salvare la madre morente parlando con gli dèi e una donna manda in frantumi i suoi progetti di vita per un esame non superato.  Una terapeuta alle prese con un utente riottoso o un trent’enne capitato ad una lezione di danza-terapia. Sono storie di disagio mentale. Esperienze umane che portano con sé un mondo di sentimenti. Storie diverse che mostrano altrettanti momenti storici della psichiatria italiana e diversi approcci culturali. Le fonti drammaturgiche di Orazio sono proprio queste persone, “storie in carne ed ossa” incontrate tra il 2010 ed il 2011 da Luca Vonella che, con il Teatro a Canone, ha compiuto un piccolo itinerario nelle strutture dei servizi psichiatrici italiani, raccogliendone dei materiali scenici.

VENIRE MENO

20 febbraio ore 21.00

21 febbraio ore 18.00

Quattro ragazze e un divano. Camilla non riesce a raggiungere l'orgasmo nel rapporto con Luca e chiede alle amiche di insegnarle "l’infallibile arte del fingere così da prepararla al prossimo incontro.
Tra posizioni assurde e improbabili studi sul sesso le ragazze accompagneranno lo spettatore a scivolare insieme a loro in un mondo sempre più assurdo e contraddittorio: divinazione, interviste, pornografia ... è davvero questa la soluzione?
E voi, avete mai finto l'orgasmo? Perché? Quanta distanza ci separa da una reale intimità con noi stesse e con l’altro?

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Venire meno è un’espressione metaforica che racchiude molteplici significati: sacrificarsi, perdere la coscienza, fare un passo indietro, mancare, finire, deludere.
L’atto di fingere l’orgasmo è un’arma a doppio taglio: da una parte, l’inganno di fingere rappresenta una forma di potere; dall’altra, chi finge nega a se stessa il proprio piacere. Il motivo di questa scelta risiede nella cultura a cui le donne sono spesso educate: accondiscendere l’altro e sottomettersi al suo sguardo, in una dinamica di disparità tra i sessi. È la conseguenza di un sistema di cui siamo ancora tutte e tutti vittime.

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