20 Novembre 2021 - ore 20.30
info e prenotazioni uscitedemergenza@virgilio.it

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LA DANZA TORNA A TEATROCITTA' con tre nuove coregografie 

LE CITTÀ INVISIBILI

PRODUZIONE: ARB DANCE COMPANY

DIREZIONE ARTISTICA: ANNAMARIA DI MAIO

DANZATRICE E COREOGRAFA: ROBERTA DE ROSA

VOCE RECITANTE: MICHELE CASELLA

USCITE DI EMEREGENZA DANCE COMPANY

AVES

PRODUZIONE: COMPAGNIA ATACAMA

DANZATORE E COREOGRAFO: DAVIDE ROMEO

MUSICHE ORIGINALI DI MICHAEL PISANO

U.D.E. FORMAZIONE CONTINUA

IN-CORDATA

COREOGRAFIA DI DAVIDE ROMEO

ESIBIZIONE DEGLI STUDENTI: SARA GULLì, ROSA FONTANA, GIADA MANNO, GIORGIA BAFERA, VALERIA PELINO, VIRGINIA MATTA MATTEO VAIRO, ALESSIA MARRA, YANA DELIBASHEV.

info e prenotazioni          uscitedemergenza@virgilio.it

 

5-6 Novembre 2021 - ore 21.00
info e prenotazioni 338 6717209

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“I sogni sono mossi non dalla ragione, ma dal desiderio, non dalla testa, ma dal cuore. Allora feci questo sogno, il mio sogno del tre novembre! Loro adesso mi prendono in giro dicendo che si è trattato soltanto di un sogno. Ma non è forse lo stesso che si sia trattato di un sogno oppure no, se questo sogno mi ha rivelato la verità?”

Un uomo «ridicolo», indifferente a sé e agli altri, vuole suicidarsi. Si addormenta, sogna di spararsi e di essere sepolto in una bara. Un personaggio misterioso lo porta in un altro pianeta, simile alla terra tranne che per l’animo dei suoi abitanti, puri e innocenti; ma il suo arrivo li contamina, facendogli acquistare tutti i difetti della società da cui proviene. Nel sogno, l'uomo prende coscienza di una verità sepolta nel suo cuore: l’infelicità dell’uomo e la solitudine non sono condizioni naturali, ma cattive conquiste fatte nella storia. E questo viaggio attraverso un'altra dimensione dello spirito cambierà per sempre la sua vita. 

Il Sogno di un Uomo Ridicolo è un racconto all'apparenza estremamente pessimista ma che nasconde in realtà una velata speranza totalizzante. Mette in scena un’umanità spiritualmente oppressa che cerca la salvezza individuale e sociale. Testo complesso, affascinante, intimo e brutale. Rappresentazione filosofica e ideologica di ciò che l’uomo è, che è stato, e che potrebbe diventare, in cui chiunque può ritrovare pezzi della propria vita, se non l’essenza stessa del proprio precario essere al mondo. 

Uccidersi per restare in eterno. È la ricerca folle di un senso ultimo, è la speranza utopica di una concreta lotta per la riqualificazione di un’umanità annientata dall’odio reciproco, dal rancore, dalla stupidità, proiettata verso la propria inevitabile autodistruzione. 

Un viaggio, necessariamente onirico, di un uomo disperato, indifferente a tutto e insensibile alla sua stessa sorte terrena. Nel suo viaggio, il protagonista incontra un’umanità pura e assoluta, che non conosce il male né il dolore, e proprio per questo spaventosa e angosciante, di una bellezza ineccepibile e troppo alta per essere vissuta realmente. Realizza che l’infelicità dell’uomo, la sofferenza, la solitudine, non sono condizioni per lui naturali, ma cattive conquiste fatte nella sua storia. Lui ha capito quale sia la via per la salvezza, per la redenzione, e ha deciso di predicarla, pur cosciente che questa via non è percorribile, che il progetto per la salvezza è irrealizzabile. E questo fa di lui, agli occhi degli altri, un uomo ridicolo.

30 ottobre 2021 - ore 21.00
info e prenotazioni 338 6717209

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FAME

mi fa fame

tratto dal libro “Panza, crianza, ricordanza - tre pezzi dalla solitudine”

 

scritto, diretto e interpretato da

Giancarlo Cauteruccio

 

assistente alla regia Massimo Bevilacqua

 

produzione Teatro Studio Krypton

Il concetto di fame, come nutrimento, gusto, piacere dei sensi, condizione esistenziale e riflessione sulle differenze di vita e prospettiva tra nord e sud del mondo, è al centro dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Giancarlo Cauteruccio, "Fame. Mi fa fame", il cui testo è contenuto nel libro Panza, Crianza, Ricordanza, che raccoglie tre drammaturgie del regista (edizioni della Meridiana 2009). Spettacolo che declina una delle sue performance più sentite nell’anno del ritorno in Calabria.

 

Cauteruccio rewind post pandemia, fotografie dei mesi che hanno costretto tutti al rifugio nel cibo, come impiego del tempo libero in lockdown. Le case di tutto il mondo come teatro della personale elaborazione del cibo e dell’arte di cucinare. Un rifugio pratico e psicologico, lo sfogo dei corpi e delle menti con una elaborazione/sfida attraverso foto e video postati nel cyberspazio dei social. Ognuno di noi, come fa Giancarlo Cauteruccio in scena, è chiamato a confrontarsi con la mutazione dei nostri tempi dove, anche il rito del cibo, sembra sfuggire alla corporeità del fisico e dei luoghi. Mi fa fame, è un invito al piacere di andare a teatro, ma allo stesso tempo cerca cose, spazi di senso e persone, per iniziare un discorso nuovo.  

È la storia, il primo episodio, di un ritorno.

ESTRATTI DALLA STAMPA

 

 

“[…] Uno spettacolo che punta direttamente allo spettatore, nel suo essere individuo. Forte nell’impatto e nelle tematiche, “Panza Crianza Ricordanza” ha preso tutto ciò che di peggio c’è nel mondo e lo ha offerto al pubblico attraverso gli occhi dell’artista […] “Panza Crianza Ricordanza” è uno spettacolo bello. Di quella bellezza che è di Giancarlo Cauteruccio, delle sue pause studiate a tavolino, delle espressioni linguistiche azzeccate, dei colori forti come i macigni che esprime. Una conferma della visionarietà di questo artista che non si allontana affatto dalla quotidianità e offre continui spunti di riflessione, anche oltre le sue stesse aspettative. “Panza Crianza Ricordanza” è un pugno nello stomaco, che anche il numeroso pubblico del Politeama si è portato a casa; è uno spettacolo che ti fa riflettere […]”

 

Carmen Loiacono – Il Domani – 15 gennaio 07

 

 

 

 

[...] Cauteruccio esplora feroci meccanismi della smania di mangiare che si insinua nel cervello e ne guida ogni impulso primario a sognare, a creare, ad amare: in versi elementari ma taglienti evoca l’appetito patologico come un incubo dantesco e insieme come una forma di allucinata redenzione nelle gioie della cucina, “pasta e ciciari e cicoria suzzu e ncunu scarafuogliu ccu cudidra de vaccinu, sucu strittu de crapiettu ca accussì me vattu u piettu”. L’aspetto più interessante di questa tortuosa discesa agli inferi dell’angoscia gastro-alimentare è nella paradossale convergenza che lascia intravedere fra l’Occidente opulento e smanioso di consumo e l’Oriente povero e privo di risorse, fra l’ingordigia morbosa di chi può avere tutto e il semplice bisogno di nutrirsi dei disperati. [...] Ma a dare risalto al tutto è la lancinante fisicità di questa totale identificazione, la furiosa lotta dell’autore-interprete con il suo corpo ingombrante e ribelle.

 

Renato Palazzi – Il Sole 24 Ore, 10/04/05

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