Teatrocittà

Via Guido Figliolini 18, 00173 - ROMA

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2019

Un gruppo di ragazzi scelto per un campo scuola sperimentale viene sottoposto ad una serie di prove: gestione dell’imprevisto, intelligenza relazionale, lavoro di squadra, creatività…

Alcuni restano bloccati, sembrerebbe a causa del maltempo, all’interno di una vecchia casa di montagna. Altri si sono persi durante il tragitto e non riescono a raggiugere i compagni. Mentre cercano di capire, all’interno del “reality” che stanno vivendo, quanto faccia parte del progetto, si vedono costretti ad affrontare diversi problemi: la paura, la fame, i tipici conflitti maschi-femmine, diversità e xenofobia, l’attesa, la gestione del tempo e la convivenza 

in una situazione coatta. Nel frattempo accadono cose misteriose: rumori, voci, suoni e messaggi che sembrano voler indicare a tutti un cammino da seguire. 

All’interno di un vecchio baule, vengono trovati costumi, maschere, libri... e soprattutto un manoscritto con la vicenda di tre fratelli, vissuti molto tempo prima in quella casa e che ora sembrano “chiedere” che la loro storia venga raccontata affinché tutti capiscano come conquistare “il tesoro più grande” e diventare così “esseri umani migliori”.

Nel gioco pirandelliano di teatro nel teatro i ragazzi si trovano a mettere in scena un viaggio che come quello “dantesco” diventa un viaggio di conoscenza e di evoluzione. Durante il percorso incontreranno personaggi che li conducono a riflettere sui valori primari dell’esistenza.

Incontreranno uomini-bestie che tenteranno di ostacolargli il cammino e incontreranno figure angeliche che gli suggeriranno di non rispondere mai alla rabbia con la rabbia, ai soprusi con i soprusi, alla violenza con altra violenza.

Per realizzare i propri desideri e raggiungere i propri obiettivi, bisogna essere consapevoli e responsabili: ci vuole umiltà, coraggio, tenacia, pazienza, fiducia . Solo così impareremo a non lasciarci condizionare da tutti coloro che, per motivi diversi, spesso anche inconsapevolmente, proveranno ad ostacolare il nostro cammino.

ODISSEA    2018

NOTTI D'ORIENTE

LA BAIA DEI RAGAZZI DISPERSI

Un gruppo di ragazzi naufraghi su un'isola deserta, trasformano quello che poteva essere definito un paradiso terrestre in un inferno. Al di fuori di qualsiasi regola civile e privi del controllo dell’adulto si abbandonano a paure irrazionali e comportamenti selvaggi. Ralph e Piggy, trovano una tromba che farà riecheggiare per tutta l'isola il richiamo di adunata dei sopravvissuti e offrirà il diritto di parola al suo possessore. Questo richiamo convoca numerosi ragazzi guidati da Jack, patito della caccia fino all'esasperazione.

Gli adolescenti devono adattarsi alla vita dell'isola, costruendo rifugi, creando delle leggi e tenendo vivo il fuoco. Si formano due gruppi; il primo elegge come capo Ralph, il secondo Jack tentando così di creare una sorta di “democrazia”, in cui ognuno dovrebbe lavorare per il benessere collettivo. Jack e i suoi si armano di lance provvedendo al cibo. Ma la caccia diventa un’ossessione, si dimenticano di tenere il fuoco acceso e perdono la possibilità di farsi salvare da una nave di passaggio.

Una coscienza critica e poetica viena messa in campo dal trio formato da Sam, Pietro e Tito i cui dialoghi completamente estranei al romanzo offrono diversi spunti di riflessione, evidenziando anche la difficoltà che hanno i cosiddetti “ diversi” nel venire accettati e rispettati. Simon viene derisa e scambiata per “la bestia”,  Piggy viene umiliato e depredato dei suoi occhiali per accendere il fuoco e Tito “il pazzo visionario”  portatore di verità profonde finirà per emulare il gruppo dominante pur di venire accettato. Ben presto la coesione dei due gruppi viene meno e l'organizzazione razionale di Ralph viene a poco a poco distrutta dal predominio di Jack con i suoi guerrieri, ormai regrediti ad esseri primitivi.
Impossibile tenere a freno gli istinti primordiali che, fuori dalle regole sociali predominano sull'intelligenza. Come tra le bestie vale la dura legge della natura, ossia la legge del più forte.
Il risveglio di paure primordiali, come quella della “bestia”,  qui finisce per essere l’inconscia paura del lato oscuro presente in ogni individuo.

La messa in scena ha preferito, a differenza del romanzo, un finale positivo con la salvezza e il rinsavimento di tutti i componenti del gruppo.

I VESTITI NUOVI DEL RE

ispirato a "I vestiti nuovi del Re" di H. C. Andersen

Un imperatore e sua moglie sperperano i denari del regno per la loro vanità; in particolare  abiti sempre nuovi e più costosi, trascurando ogni altra attività. Un giorno giungono in città due sarti, che dicono di saper tessere la stoffa più bella del mondo. I vestiti fatti con questa stoffa hanno la particolarità di risultare invisibili agli stupidi o agli inadatti a ricoprire la carica che hanno.

I due presunti sarti montano due telai e fanno finta di tessere la stoffa. L'imperatore manda dei fidati funzionari per vedere come procede il lavoro: essi non vedono niente ma, per paura di sembrare stupidi o incapaci, lodano il tessuto, i suoi colori e i suoi disegni.
Anche l'imperatore e sua moglie, per paura di sembrare stupidi o incompetenti, elogiano il tessuto. I due sarti fanno finta di tagliare e cucire e convincono le maestà a spogliarsi e ad indossare gli abiti inesistenti.
Durante il corteo  tutti i sudditi lodano la foggia, i colori dei vestiti nuovi dell'imperatore, facendo finta di vederli, finché  un bambino finalmente grida: “Ma non ha niente indosso!”, e la voce dell’innocenza convince tutti che l’imperatore è nudo. All’imperatore non rimane quindi che continuare il corteo, coi ciambellani che fanno finta di reggere uno strascico che non c’è.