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Penis Project 

 

Per umani migliori 

Scritto e Diretto da Patrizia Schiavo

 

con

Filippo Carrozzo, Antonio De Stefano, Emanuele Durante, Tommaso Lombardo, Patrizia Schiavo.

 

Attori in video: Oronzo Salvati e Mimmo Chianese

e ancora

Gabriele Ansini, Alessandro De Feo, Michele Fazzitta, Osmìn Lima Espinosa, Jacopo Mauriello, Eugenio Marinelli, Simone Veltroni, e con la partecipazione di Andrea Bernetti, psicoterapeuta fondatore del CAM (centro di ascolto uomini maltrattanti) di Roma

 

Elaborazioni video       Massimo Bevilacqua

Video di scena             Giulia Brazzale

Sound designer           Alessandro Capone

Scenografia                  Marianna Ferrazzano

Movimento scenico     Davide Romeo

Aiuto regia                   Sarah Nicolucci

Collaborazione            Silvia Grassi

Foto Riccardo              Liberati e Cecilia Nocella

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

Estratto recensione per il debutto del 1 studio 

 

“La Schiavo tesse opere ricche di sfumature, crea viscerali voli pindarici inserendoli in un caleidoscopio multisensoriale. Mescola la comicità alla tragedia con un moderno linguaggio teatrale. La messa in scena è curata e l’opera riflette perfettamente l’iconica firma dell’autrice…Siamo di fronte a scelte raffinate, come l’utilizzo di una telecamera a circuito chiuso…Un occhio che proietta ciò che vede in un doppio di voyeurismo ed esibizionismo. L’interpretazione di tutto il cast è carnale, precisa, calibrata e altamente professionale. Un’opera di grande spessore, esempio di come si può maneggiare il teatro cercando nuove formule e nuovi strumenti di comunicazione.”

 

 

Simone Romano, Roma Fringe festival  2020

Sei uomini, prototipi selezionati per rappresentare diverse tipologie maschili, entrano a far parte di un “programma” che potremo definire di “terapia sociale”, che step by step, li porterà alla liberazione dagli stereotipi, dalle inibizioni, dall’ansia da prestazione, dalla cultura patriarcale. Seguiti da telecamere a circuito chiuso, come in un “reality show” e condotti dalla voce o presenza video di una coach, tra un’azione “psicomagica” e l’altra gli “ospiti-attori” si confessano, si confrontano, mettono in discussione la dottrina fallocentrica e di conseguenza la nostra cultura, ancora troppo maschilista e sessista.

Il primo studio del progetto che ha debuttato il 14 gennaio 2020 al Roma Fringe Festival ed è previsto in cartellone dal 12 al 17 maggio 2020 all’Off/Off Theatre di Roma, nasce dopo il successo de “Il laboratorio della vagina” non tanto per creare un “sequel”, quanto indagare l’altra faccia della medaglia. 

 Compiendo un salto di paradigma, cambiando prospettiva, muovendoci sempre tra il serio e il faceto, il goliardico e la polemica, con irriverenza, comicità e denuncia, al posto della vagina processeremo il pene, anche “lui” oggetto di desiderio, di ironie e mistificazioni, quanto simbolo maschilista e patriarcale, strumento di potere per eccellenza.

Obiettivi del progetto

Il progetto si propone di continuare a lavorare sul tema della violenza di genere iniziato con “Il Laboratorio della Vagina” sulla spinta dell’urgenza sociale e del consenso di pubblico e critica dal Fringe Festival 2017 all’ Off/Off Theatre 2018.

Dare ascolto e voce a una comunità come utopia di trasformazione della società. Teatro come strumento di consapevolezza e rivoluzione, in quanto sguardo, visione, voce, istanza critica, specchio della società.

L’organo sessuale maschile è solo il pretesto “pulp”, l’origine, il punto di partenza. Emblema di vulnerabilità quando ironicamente emergono le debolezze, e si toccano, allo scopo di sfatarli, gli inevitabili stereotipi: le dimensioni, l’ansia da prestazione; ma anche virilità, potere generativo, quando si tratta di ritrovare fiducia e coraggio attraverso i rituali, sulle orme delle antiche tradizioni. Ma anche strumento di conflitto, prevaricazione, violenza, talora inflitta, talora subita, perché anche il maschio è vittima di violenza, non certamente come e quanto la donna, ma l’abuso tribale per essere ammesso dalla parte dei “forti” continua ad essere perpetrato, non solo a sud del mondo. Omofobia e pedofilia continuano a mietere vittime al di là del genere. Viviamo ancora in una società sessista: l’uomo ha potere sulla sua compagna-moglie-amante: possesso, per meglio dire. Le società ancora giustificano – in parte o completamente – questo potere, e finché vi sarà giustificazione le donne verranno uccise, inesorabilmente. Perciò si tratta di un altro modo di dire NO alla violenza. Un altro modo per metterci in discussione, confrontarci al di là dei generi, per vincere l'indifferenza.

 

Donne Senza Censura

Uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da

Patrizia Schiavo

con

Silvia Grassi e Sarah Nicolucci

 

“… D'ora in poi racconto solo di vagine in calore...come avrete visto o sentito. Culi grossi, culi mosci e culattoni! Racconto di donne grasse e insoddisfatte, di viagra, di amanti ridicoli, improbabili... storie piccanti con personaggi imbarazzanti!...”

Questa la dichiarazione d'intenti di un'artista che, sotto lo pseudonimo di Letizia Servo, si racconta in toni provocatori, radicali o malinconici, esponendo la propria identità multipla: dialoga ora con il pubblico, ora con un intervistatrice, una voce off che sembra essere se stessa, ora con le zone più oscure di sé.  Stupida, scandalistica o arrabbiata, in conflitto tra essere e dover essere, racconta la sua vita nel teatro tra verità e menzogne. Biografia reale o immaginata di un’artista, che si confronta con la propria immagine, il mestiere, il rapporto con l'altro sesso , con la libertà, il potere e tra fantasmi reali e immaginari giganteggia l'ombra di Carmelo Bene.

Ironizzando sui torti o smitizzando gli abusi di potere il racconto diventa ribellione linguistica anche attraverso due personaggi femminili che amplificano gli aspetti scabrosi e perversi.

Due donne in conflitto ma pronte a vendicarsi dei torti subiti, che mentre si preparano per quello che sembrerebbe l'incontro della loro vita, passano in rassegna, con ironia e un certo gusto per l'eccesso, i fallimenti amorosi precedenti. Ognuna fa da specchio e da contrappeso all'altra e al di fuori di ogni vittimismo o moralismo, si espongono senza censura.

scritto, diretto e interpretato da Patrizia Schiavo


con un frammento tratto da "Il Rumore della notte" di Marco Palladini


con Teresa Arena, Annamaria Bruni, Roberta Colussi, Silvia Grassi, Roberta Marcucci, Carmen Matteucci, Sarah Nicolucci
 

"Capace di coniugare irriverenza, comicità e denuncia, una sciarada che oscilla tra il serio e il faceto, il goliardico e la polemica. Farsa giocosa e j’accuse, dove la vagina diventa simbolo dell’immaginario maschilista e patriarcale, oggetto di desiderio, di ironie e mistificazioni, ma anche arma di rivoluzione, strumento per la presa di coscienza della donna e del suo potere." 

In compagnia di un idolo femminile primitivo, la Grande Madre, tra il talk show, la terapia di gruppo e la denuncia sociale, la conduttrice, sessuologa, sacerdotessa ‘Schiavo’, accompagna sette donne in un percorso rivolto alla liberazione dai tabù, dai luoghi comuni, dall’ignoranza, dalle inibizioni, dalle paure, dal senso di vergogna. Un viaggio collettivo in cui le pazienti e, di riflesso, gli spettatori imparano a raccontarsi, a conoscere il proprio corpo e a vivere appieno la propria sessualità. Senza pedanteria informa e sdogana in maniera esplicita e spudorata i tabù assolvendo una funzione liberatoria, terapeutica.

La vagina, emblema di femminilità, forza e maternità, ma anche motivo d’incomprensione, sottomissione, emarginazione, violenza. 

Storie ironiche, incredibili, fantasiose o drammatiche: l'arrivo del ciclo e"la prima volta", le richieste erotiche più incredibili e il posto più strano in cui l'abbiamo fatto. L'orgasmo, i maniaci dei parchi e gli stupri. Si indagano i diversi aspetti: da quelli piccanti, a quelli negativi e dolorosi, in un’escalation che conduce agli orrori delle violenze subite dalle donne bosniache, gli stupri di massa perpetrati nel 1992 in Bosnia come pulizia etnica.Un NO allo stupro, alla violenza, alla mutilazione, all’infibulazione e un SI alla riscoperta del proprio essere, della femminilità, del sesso, della dignità e del rispetto. Un messaggio di denuncia, un grido per vincere l'indifferenza. “Invece di nasconderci dietro al velo e al burqa, noi ce la guardiamo!". 

Il Laboratorio della Vagina

 

Rosa , la serva di Trilussa

 

ROSA , la serva di Trilussa
scritto e diretto da Patrizia Schiavo
con Gloria Liberati

 

una produzione Viartisti-Teatrocittà

Rosaria o mejo Rosa come l'ha chiamata lui. Governante, segretaria, perpetua, fantesca, cuoca, infermiera, complice, alter ego, allieva e ... 
Dopo la morte del poeta a Rosa non è permesso realizzare il suo ultimo sogno, il suo ultimo atto d’amore: trasformare in museo la casa di Trilussa. Gli spettatori diventano così i visitatori dell’agognato e immaginario museo, a cui Rosa si aggrappa con tutte le sue forze, come l’ultima speranza, per raccontare la sua storia, il suo rapporto con il poeta, recitare poesie, ridere, sfogare la sua rabbia e il suo dolore. Poi le intimano lo sfratto, l’ultima crudeltà. Rosa non ha più alcun diritto di restare in quella casa: nessuno da servire. Sarà costretta ad andarsene, pagando a caro prezzo la farsa della serva e del padrone utile a mascherare quel legame sconveniente.
I visitatori del museo vivranno un’esperienza inedita; saranno depositari e testimoni per la prima e ultima volta delle sue confessioni: sogni, desideri, rimpianti... saggezza e poesia. Diverte, commuove, sorprende e ci fa scoprire e amare una di quelle figure singolari, come tante nella nostra storia, che soprattutto in quanto donne restano tutt'ora ombra e polvere. 

Picciridda

 

Storia di Rita Atria:
Rita Atria nacque in una famiglia mafiosa. Ad undici anni le fu ucciso dalla mafia il padre Vito, mafioso della famiglia di Partanna (Tp). Erano gli anni dell’ascesa dei corleonesi e della guerra di mafia che li vedrà impegnati in sanguinosi omicidi di uomini delle cosche rivali per la conquista del potere. Alla morte del padre, Rita si legò ancora di più al fratello Nicola e alla cognata Piera Aiello. Di Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccolse le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 anche Nicola Atria venne ucciso dalla mafia. Sua moglie Piera Aiello decise allora di collaborare con la giustizia. Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991 decise di seguire le orme della cognata cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi.
Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu Paolo Borsellino al quale ella si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre, hanno permesso di arrestare diversi mafiosi e di avviare un’indagine sul politico Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna. Il 26 luglio 1992, una settimana dopo la strage di via d’Amelio, Rita, ancora 17enne, si suicidò a Roma, dove viveva in segretezza, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di via Amelia.

Canto Clandestino

 

Da “Un canto Clandestino saliva dall’abisso” di Mimmo Sammartino

Regia     Patrizia Schiavo

Con:      Antonio De Stefano, Domenico Maugeri, Francesco Meoni,                  Alberto Rossatti, Patrizia Schiavo.

Canto    Silvia Grassi

 

Le voci sono quelle dei racconti autentici dei pochi sopravvissuti. Sono quelle dei pescatori che hanno visto, che hanno pescato cadaveri. Sono quelle delle madri che ancora aspettano i figli. Le voci sono quelle degli annegati; negati in vita e negati pure di fronte alla morte. Vivi e morti narrano qui la storia dei popoli dell’esodo. Si tratta di una trasfigurazione lirica del più grande naufragio nel Mediterraneo dopo la guerra che costò la vita nel Natale del 1996 a 283 migranti, restati in fondo al mare senza sepoltura, senza colpevoli per la loro morte e senza nemmeno diritto di cronaca se non fosse stato per l’opera di pochi, coraggiosi e tenaci giornalisti. I sopravvissuti non furono creduti e rimasero inascoltati. Poi furono espulsi.

Dedicato a tutti i migranti, ai viaggiatori, ai popoli dell’esodo. Alla dignità del loro coraggio necessario e della loro ricerca. Ai loro cammini che nessun  naufragio, nessuna indifferenza, nessuna ostilità e ottusità potrà mai fermare. All’umanità che sfida il mistero dell’orizzonte ignoto e il tempo dell’attesa. Ai loro racconti sospesi. Alle loro malinconie. Ai loro canti.

… ho sentito un lamento

in mezzo alle onde

un lamento che ha reso più fioche

le nostre lampare.

Non era lamento dei vivi.

“C’è qualcuno che piange qui?”

Domandai alla tempesta, alle stelle, alla notte, al vento

e anche agli angeli dei pescatori.

E nessuno

nessuno rispose

"Attesa" - ispirato alla vera storia di Enaiat               

da "Nel Mare ci sono i coccodrilli di F. Geda.       

Con la partecipazione dell'Orchestra Filarmonica di Tivoli  e la scuola Rossotango di Roma      

Teatrocittà

Via Guido Figliolini 18, 00173 - ROMA

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