Enaiat, l'incredibile storia

Massimilano Meucci - Cinematographe.it
L’arte spesso non è solamente pura e semplice estetica o intrattenimento ma anche impegno sociale e politico. Non necessariamente il mondo culturale deve prestarsi a riflessioni attuali e moderne sui più svariati argomenti sociali e non, però quando lo fa, è sempre interessante scoprire non solo come è stato trattato l’argomento ma ovviamente anche qual è il mezzo di riferimento. Nel caso di Enaiat, l’incredibile storia, lungometraggio diretto da Patrizia Schiavo ed adattamento del libro Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, il medium filmico si va ad ibridare con il teatro, creando un connubio estremamente affascinante.  (continua a leggere)

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Proiezione del film al cinema Eden, Roma

7 luglio 2021

Mariapia Nocerino  - Pragma Magazine

(...)Ho avuto il privilegio di assistere al lungometraggio in anteprima, un progetto in cui la radice teatrale è molto forte. E’ infatti la CNT – Compagnia Nuovo Teatro che si avventura nella realizzazione dell’opera fondendo l’arte cinematografica con quella teatrale.

Il messaggio della disperazione e della lotta alla sopravvivenza buca lo schermo e arriva allo spettatore dritto, forte e doloroso. Un pugno allo stomaco.(...)

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P. Aquaro - Corriere della Sera

Questo è un paragrafo. Fai clic qui per modificarlo e aggiungere il tuo testo. «È importante che la mia storia di rifugiato venga raccontata a tutti: io devo comprendere gli italiani, e gli italiani devono comprendere me». Nel nome di quel povero maestro afghano, magrissimo, con tanti capelli neri e dalla voce pacatissima: «Lo devo solo a lui se sono riuscito a sopportare la fame e la sete in quell’odissea di otto lunghissimi anni. In che modo? Sentivo ovunque andassi il profumo della scuola»

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Incontro tra Fabio Geda, Enaiatollah Akbari, Antonio De Stefano e Patrizia Schiavo a Teatrocittà

6 luglio 2021

Alessandra Bernocco - Limina Teatri

intervista a Fabio Geda e Patrizia Schiavo

Una doppia storia di resistenza. Quella di Enaiatollah Akbari, consegnato dalla madre alla sorte incerta di un viaggio della speranza perché qualunque incertezza è meno peggio della certezza di sopravvivere sotto la morsa dei Talebani, e quella di Teatrocittà, centro romano di formazione e ricerca, che ha saputo fare di necessità virtù. Come? Convertendo uno spettacolo bello e pronto interrotto dal lockdown subito dopo il debutto, in un film vero e proprio: non teatro filmato ma prodotto autonomo, nato da una fruttuosa contaminazione di generi.
«Un’operazione che unisce la qualità delle immagini e del suono proprie del cinema e rende onore al teatro per cui è stata pensata».

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Alessia Di Domenico - PaeseRoma.it
“Enaiat, l’incredibile storia”: un originale esperimento di fusione fra teatro e cinema
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Maria Elena Iacovone - Roma Sette.it

 «Ho provato una profonda emozione per ciò che l’opera mi trasmetteva – le prime parole di Enaiat -. Nel film ho riconosciuto non solo me stesso, ma anche le storie di tante altre persone». A esprimere gratitudine per il lavoro realizzato, anche Geda: «Questa è la prima volta che vediamo il libro sul video con la dignità e la qualità del cinema – ha commentato -. Sono rimasto molto colpito dalla sintesi che è vicinissima al cuore pulsante della vicenda umana di Enaiat».

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